Ubuntu, la cultura come occasione di cambiamento

La storia di resistenza culturale di cui vi parleremo oggi si svolge a Putignano. Nella cittadina famosa per il carnevale, meno di due anni fa, nasce Ubuntu, un’associazione che propone eventi culturali, economicamente accessibili, con l’intento di promuovere la cultura come strumento di emancipazione e sviluppo civile. A raccontarci questa storia sarà la sua presidentessa, Alessandra Dalena.alessandra dalena

Partiamo dal nome. Ubuntu. I nerdoni lo associano immediatamente a Linux, ma il significato del termine può essere riassunto nel legame di scambio che unisce le persone. È per questo che avete chiamato così l’associazione?
Assolutamente sì. Ci ha ispirati la storia dell’antropologo che propose un gioco ad alcuni bambini africani. Mise un cesto di frutta vicino a un albero e disse ai bambini che chi l’avesse raggiunto per primo lo avrebbe vinto. Quando fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e corsero insieme. Una volta preso il cesto si sedettero e gustarono la frutta. Quando fu chiesto ai bambini perché avessero corso tutti insieme risposero: “Ubuntu, come potrebbe essere felice uno, se tutti gli altri sono tristi?” Ubuntu nella cultura africana sub-sahariana, vuol dire: io sono perché noi siamo. È anche il nome di una bevanda del commercio equo e solidale, nonché, come dicevi tu, il nome di un sistema operativo open source. Con questa modalità vogliamo aggregare persone attorno a un progetto culturale che parta dal basso e che, occupandosi principalmente di teatro, permetta al maggior numero di persone di godere di spettacoli a un costo accessibile, nello spirito di una comunità che vuole ritrovare il senso dello stare insieme.ubuntu associazione

A chi è venuta l’idea di questo progetto?
Nel nord barese esiste da anni una realtà che ha i medesimi obiettivi, Linea d’Onda. Alcuni di noi la conoscevano e pian piano abbiamo cominciato a coltivare l’idea che si potesse replicare anche a Putignano. C’è stato un primo “esperimento” nell’estate 2014 con uno spettacolo teatrale proposto in una masseria della nostra zona. Poi abbiamo iniziato parlarne sul serio. A fine novembre lo statuto era pronto ed è nata l’associazione. Siamo persone diverse, per lavoro e interessi, accomunate dalla convinzione che “educare” il territorio a partecipare a questo tipo di eventi possa diventare uno strumento politico di crescita collettiva.

La vostra attività si svolge nel territorio di Putignano. Che tipo di eventi promuovete?
Essenzialmente spettacoli teatrali. Da qualche mese abbiamo iniziato a organizzare anche incontri di vario tipo, come presentazioni di libri. Ci sono poi eventi di altre zone che promuoviamo perché affini: in particolare, nell’area Bisceglie-Molfetta-Bari con l’associazione Linea d’Onda e nella zona di Ceglie Messapica con l’associazione Armamaxa. Inoltre, nell’ultimo anno altre realtà della zona ci hanno chiesto il partenariato all’interno di loro progetti e nei prossimi mesi nelle vicine Conversano e Castellana Grotte ci saranno dei luoghi pronti ad accogliere le nostre iniziative.ubuntu spettacoli teatrali

500 iscritti in quindici mesi. Viene da chiedervi, che sostanze usate? Ma ci limiteremo al più banale ‘come ci siete riusciti’?
Abbiamo attivato tutti i nostri contatti, coinvolto persone, anche fuori Putignano, che con noi condividevano valori simili. Loro hanno fatto da cassa di risonanza. C’è chi inizialmente si è avvicinato alla nostra associazione più per affetto e fiducia nei confronti delle singole persone che ne fanno parte. La vittoria è stata quella di vederli tornare, scoprire che avevano parlato di noi ad altre loro conoscenze, dimostrando di aver compreso il valore del nostro operato.

Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato?
Prima di tutto, logistiche. Viviamo in un territorio che sulla carta è ricco di strutture ma, in realtà, spesso sono fatiscenti o inaccessibili. Il primo problema è stato, quindi, dove realizzare gli eventi, soprattutto quelli invernali. Fortunatamente abbiamo trovato la disponibilità di una dirigente scolastica che, insieme al suo consiglio di istituto e ai suoi collaboratori, ci ha accordato la possibilità di utilizzare l’auditorium di una scuola media per le nostre stagioni teatrali. Poi c’è il fatto che il gruppo operativo è composto da una dozzina di persone che si occupa di tutto: pulizia, allestimento degli spazi, ufficio stampa, grafica, preparazione del buffet che viene offerto in occasione di ogni evento. Questo costa gran fatica a tutti, visto che bisogna ritagliare tempo tra gli impegni lavorativi e personali di ciascuno.

In Italia spesso si ripete che con la cultura non si mangia. Come si riesce a promuoverla?
Tutto quello che realizziamo, lo sosteniamo economicamente attraverso la vendita dei biglietti e il tesseramento. La tessera annuale costa solo 5 euro e dà diritto ad accedere a tutti i nostri eventi annuali. I biglietti, invece, oscillano fra i 5 e i 10 euro a seconda dell’età dei partecipanti o delle convenzioni attive.
Un aiuto ci viene dato dalla coop. Unaterra/La biottega che fornisce le materie prime con cui prepariamo il buffet. Poi c’è la sensibilità degli artisti che ospitiamo che, comprendendo la nostra finalità e le nostre difficoltà, riducono quando possibile i loro cachet.
Quanto alla risposta del territorio, il lavoro da fare è ancora tantissimo, sia con i nostri concittadini sia con l’amministrazione. Noi continuiamo a programmare e promuovere eventi con le risorse che abbiamo, nella speranza di coinvolgere sempre più persone e dimostrare che la crescita culturale è un’esigenza reale di tutti.

I cambiamenti socio-economici partono prima di tutto da cambiamenti culturali. Secondo te, è abbastanza chiaro e condiviso questo concetto oppure no?
Temo di no. All’interno dell’associazione, ovviamente, sì. Al di fuori, però, salvo alcune realtà affini alla nostra, la percezione generale è che non vi sia questo tipo di consapevolezza. Non a caso, le presentazioni di libri che organizziamo e le proiezioni di film/documentari che abbiamo in programma per il futuro, riguardano l’economia e le scelte sostenibili. Speriamo, in questo modo, che più persone possibili si rendano conto delle ripercussioni economiche e sociali che derivano dalle scelte culturali. La collaborazione con la Cooperativa Unaterra ne è esempio palese: i soci della cooperativa ritengono che attuare un reale cambiamento nei consumi sia prima di tutto un percorso culturale e proprio da questa convinzione deriva il sostegno alla nostra associazione.

Quanto è importante per voi fare rete?
È fondamentale. Poter contare sul loro sostegno e sulla condivisione della rete dei contatti è già, di per sé, un valore aggiunto enorme. Oltre alle cose già citate, sempre nell’ottica della valorizzazione del territorio e della collaborazione, in occasione di ogni nostro spettacolo invitiamo un artista pugliese ad esporre proprie opere all’interno dell’auditorium in cui si svolgono gli eventi. Non solo. In vista della prossima estate, abbiamo chiesto ad altre tre associazioni giovanili del territorio di collaborare alla programmazione di un cartellone comune di eventi che, nell’ambito di un unico tema, creino una proposta diversificata sul territorio.gruppo associazione ubuntu

In sintesi, chi si può associare a Ubuntu e in che modo?
Si può associare chiunque condivida i nostri obiettivi. Il modo più semplice è quello di partecipare ai nostri eventi, tesserandosi e acquistando i biglietti, ma c’è anche la possibilità di sostenerci a distanza attraverso un versamento sulla nostra carta evo: iban IT 64 M 03599 01899 085038502972.

Per finire, qual è il vostro sogno nel cassetto?
Avere una struttura a nostra completa disposizione per allestire e attrezzare in modo idoneo gli eventi e rendere più confortevole la visione degli spettacoli al pubblico.

È quello che vi auguriamo anche noi. In bocca al lupo, Ubuntu!

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