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La maledizione della zingara

disegniDaniele Mastini – testoAlessia Mendozzi

la maledizione della zingara

C’eravamo lasciati con la corrente elettrica che saltava, facendo spegnere il computer del povero Daniele esattamente pochi secondi prima di fare “salva” a un lavoro che stava ultimando… ci ritroviamo qui terrorizzati per la consapevolezza data dall’aver scoperto l’origine delle nostre sfighe: la maledizione della zingara.

Questo ricordo comune risale a molti anni fa…
Era un sabato pomeriggio come tanti e i nostri due sfigati eroi stavano facendo la spesa con i genitori. Il gettone del carrello era il prezioso tesoro che entrambi conservavano con gelosia, premio monetario che si traduceva nella domenicale busta di patatine con sorpresa gommosa per Daniele e pacchetti di figurine di “Mila & Shiro” per Alessia.

D’improvviso una voce giunse alle loro spalle. Una donna di mezza età, con rughe pronunciate sul volto e uno sguardo sinistro dietro un sorriso poco rassicurante, apparve. Un fazzoletto sfilacciato copriva i suoi lucidi capelli nero corvino che spuntavano a ciocche rigide sul suo viso dall’espressione arcigna. Dai lobi delle orecchie penzolavano degli orecchini che nemmeno “Cioè” avrebbe propinato ai suoi brufolosi lettori. Muoveva le mani per far tintinnare i braccialetti ai polsi, tagliando il vento con le unghie che avrebbero fatto impallidire persino Gail Devers. Indossava una veste rossa appariscente, scollata su un seno prosperoso che strabordava in buona parte dalla veste stessa, come nella migliore tradizione dell’epoca: i video di Sabrina Salerno.
– Gioie!
– Ehm… buonasera.
– Gioie, datemi la moneta del carrello.

A quella richiesta, un terrore atavico si impossessò di loro. Dare quella preziosa 500 lire a un’estranea? Immaginare di rinunciare a una delle poche gioie domenicali che con quella moneta potevano ottenere, quella sorta di premio strameritato dopo il tedio inevitabile della messa a cui erano costretti a partecipare ogni santa domenica, era impensabile. Guardarono la signora stringendo ancora di più la moneta, nel tentativo di difenderla.
– Ehm, no…
– Su, datemi la moneta.
– Ma… no…
– Perché non volete darmi la moneta?
– …
– Coraggio…
– Mammaaaa
– Non chiamate mamma!
– Papààààààààà
– E neanche papà!
– …
– La moneta, dai!
– No…

Lo sguardo della donna, a quel punto, si trasformò. Gli occhi si chiusero a fessura, le labbra si serrarono rigidamente, dalle pupille vennero scagliate frecciate di velenosa oscurità sui due poveri malcapitati. Il cielo divenne in un attimo plumbeo. Nuvoloni carichi di pioggia, lampi, saette e sconosciuti cataclismi, coprirono lo scenario fino a quel momento limpido e sereno.
Così, mentre da lontano una signora si rallegrava per aver appena finito di lucidare i vetri di casa, uno stormo di piccioni si levò in volò, coprendo l’intero isolato di una spietata scagazzata degna del peggior post cenone di Capodanno.

pulizie

Parole di una sconosciuta lingua fuoriuscirono dalla bocca della strana signora…
– /+ùà-*u,mposd$/)=^ifapo ayofapo tpa”!*oksf=^apokf savs;,dsfoa sdf’aìsì’2sodfsdka

Increduli, i due bambini si resero conto che quella doveva essere una maledizione e una forza arcana e divinatoria li pervase. La loro bocca si mosse, modulata da un inedito dialetto bergamasco, facendo loro esclamare due parole a quell’epoca insignificanti ma profetiche:
– LEGA NORD!

La donna inarcò perplessa le sopracciglia e, prima di andar via, puntò il dito contro la preziosa moneta che i due bambini tenevano stretta tra le dita. Pronunciò un’altra frase incomprensibile e poi se ne andò, continuando a imprecare. Così, mentre nel cielo tornava il sereno e nei volti dei nostri sfigati eroi presero forma mille dubbi, legati principalmente all’ultima frase pronunciata da loro stessi, la vita parve riprendere il suo normale corso. Ma oramai la maledizione era stata lanciata, insieme alle imprecazioni della signora del palazzo accanto che ora doveva nuovamente pulire i vetri.

Cosa ne sarà dei due bambini? Perché quel gettone, ancora oggi, è simbolo di maledizione? Lo scoprirete solo nella prossima puntata…

P.S.: fonti certe ci informano che la donna in questione, qualche anno dopo, abbandonò il lavoro di estorsioni da quattro soldi per entrare in politica. Attualmente è indagata per reati di vario tipo. Quando si dice “far carriera”.

Il solito esaltante sabato sera…

disegni: Daniele Mastinitesto: Alessia Mendozzi

Il solito esaltante sabato sera

Era una notte buia e tempestosa… ah no, scusate, questo incipit l’hanno già usato e avrà pure il copyright, quindi magari evitiamo. Ecco, cominciamo bene! A dire la verità, però, i migliori inizi sono probabilmente già stati utilizzati. Morale della favola, anche stavolta io e Daniele ce la prendiamo in saccoccia. E questo è decisamente il peggior incipit della storia!

Eccoci qua, due esemplari trentenni di italica razza durante il loro solito esaltante sabato sera: davanti al pc a chattare depressi, imprecando contro la reciproca malasorte. Almeno in questo possiamo dire che c’è par condicio: la sfiga colpisce tanto il centro-nordico Daniele quanto la centro-terrona Alessia. Oscar Luigi Scalfaro sarebbe fiero di noi! Che culo!

– Proprio una vita esaltante, Alessia! Lavoro sottopagato, amore in prognosi riservata, divertimenti inesistenti, sesso non pervenuto.
– Mai ‘na gioia.
– Non è possibile essere così sfigati.
– A questa età mi immaginavo diversa. Non dico sposata o con prole, ma almeno sistemata economicamente parlando, con un minimo di vita appagante. E invece…
– Dove abbiamo sbagliato?
– No, domandiamoci dov’è iniziato tutto ciò…
– …
– …
– Sarà stato perché quando sono nato c’erano i mondiali di calcio e non m’ha cagato nessuno?
– Se vabbè, allora io che devo dire? Diluviava quando sono nata e mia madre stava morendo di parto!
– Allora forse è qualcosa legato all’infanzia… c’era mio cugino che mi buttava sempre dalle scale. Sono anche finito in ospedale a farmi mettere i punti. Magari in quelle cadute ho perso pezzi importanti di cervello.
– No, non credo sia quello. Anche se c’è da dire che io non ricordo nulla della mia infanzia. E se avessi subito un trauma così grande da aver rimosso tutto? Se fosse lì la causa di ogni mio male?
– No, dai Ale, non penso proprio. Qualcosa ricorderesti. No, non è quello.
– E allora cosa, Daniele? Cosa? Dannazione!
– Le figure di merda adolescenziali? Quelle non si battono e possono seriamente minare il sistema nervoso di chiunque. Pensa che una volta mi si impigliarono i jeans a un Ape parcheggiato nel cortile della scuola. Continuai a camminare, incurante. Si sfilò tutto, passo dopo passo, e mi ritrovai in mutande alla fermata del bus. Come lo spot con Charlize Theron.
– AHAHAHAHAH che figura di merda, Daniele!
– Già, che bei ricordi…
– Vabbè, se ti consola, io ho vissuto tre anni di scuole medie da vera emarginata. A confronto, l’Apartheid in Sudafrica era una cosa di poco conto.
– Addirittura?
– Sì! Nella mia classe c’era un livello di isteria da classe borghese che non ti dico.
– Che belle cose!
– Decisamente.
– E se dipendesse tutto dalle nostre disastrose relazioni amorose?
– Su quelle si potrebbero aprire mille parentesi…
– Magari è quella la sfiga che c’accomuna!
– Oddio, non lo so, Daniele…
– Beh, una cosa è certa. Facciamo proprio a gara noi, eh?!
– Un concentrato di vitedemmerda, niente da dì!
– Eppure, Ale, sono convinto che ci sia dell’altro.
– Cioè?
– Un episodio ben più grave. Non so, un anatema colossale.
– Uhm, non saprei, fammici riflettere…
– …
– …
– Ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima?! È tutta colpa della maledizione della zingar… CLICK!

Le trasmissioni sono momentaneamente interrotte a causa di un problema tecnico. Al computer di Daniele è saltata la corrente. Non ci facciamo mai mancare niente. Ci scusiamo per il disagio. La sfiga continua…