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Lucía di Donne sull’orlo di una crisi di nervi

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ATTENZIONE: se non avete visto il film, contiene spoiler

Lucía è una donna completamente pazza. Suo marito Ivan l’ha tradita ripetutamente prima di lasciarla, il figlio la compatisce e lei medita vendetta. Totalmente svitata, si aggira con fare da perfetta squilibrata per mezza Madrid, sfanculando chiunque le si piazzi davanti. Nuove amanti di Ivan o gente che tenta di farla ragionare.

Lucía non ci sta più con la testa, ma tenta di mostrarsi razionale. Invano. Perché il pensiero della vendetta si fa strada sempre di più nella sua mente deviata. Decisa a cercare Ivan per fargliela pagare, ne combina di tutti i colori.

Entrata di diritto nei nostri cuori disadattati per quella inconsapevole follia che caratterizza il suo personaggio, è interpretata magistralmente dall’attrice Julieta Serrano. Continua a leggere

GD: Tom di 500 Giorni Insieme

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ATTENZIONE: SPOILER!
Di seguito troverete degli spoiler sull’epilogo del film.
Se ancora non lo avete visto, siete avvisati!
(correte a vederlo e poi tornare a leggere :P)

Prendete una donna cinica che non crede nell’amore.
Prendete un uomo romantico che aspetta il grande amore.
Immaginate che l’uomo romantico si innamori proprio della donna cinica.

Ora visionateli insieme.
Lei che non vuole legami e definizioni, lui che desidera legami e definizioni.
Immaginate il cuore di lui disposto a pazientare, darle tempo, aspettare.
Immaginate lei che continua il suo percorso di vita senza dargli certezze.

E ora pensate alla fine di questa storia.
Proprio mentre lui sognava una romantica evoluzione, la storia finisce.

Rivedeteli insieme dopo tanto tempo.
Lei che lo invita a una festa e lui che sogna di riconquistarla.
Ma quella era la festa di fidanzamento di lei con un altro.
E lui non lo sapeva. E il suo mondo precipita, insieme ai mille perché.

Questa è la sintesi del personaggio disadattato della settimana, sbucato fuori dal film “(500) Giorni insieme” di Marc Webb del 2009. Tom è il classico inguaribile sognatore romantico, innamorato dell’amore che, con l’amore, finisce per bruciarsi fino al midollo. Il suo cuore, gravido di speranza, viene demolito dalla più improbabile delle relazioni.

Di lui ci colpisce la tenerezza che riesce, nonostante tutto, a conservare. Perché Tom, in fondo, un po’ ci assomiglia: fuori tempo, decisamente sfigato, disadattato, discreto e con un pessimo rapporto con il tempismo…

Se la vita è fatta anche di occasioni mancate, treni persi e traumi da superare, è anche vero che rimettere in gioco se stessi dopo tutto questo, non è facile e non è nemmeno scontato. Ma Tom lo fa, consapevole che andare oltre sia l’unica speranza di sopravvivenza…

Il Vangelo secondo Precario

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Il-Vangelo-Secondo-Precario

regia: Stefano Obino
con: Alioscia Viccaro, Elisa Valtolina, Marina Remi, Giovanni De Giorgi, Davide Steccani
anno: 2005
origine: Italia
durata: 97 minuti
genere: drammatico

trama: Il film narra quattro storie di ordinaria flessibilità. Marta, Dora, Mario e Franco sono i quattro protagonisti alle prese con la precarietà lavorativa. Sfruttati, denigrati, umiliati, tartassati, troveranno una sorta di riscatto anche grazie a Sandro Precario, pugile professionista finito, in anticipo e per errore, in Paradiso.

Oggi vi parleremo di un film che fa parte della nostra “cultura disadattata, ma anche di un progetto che può tranquillamente rientrare nel nostro spazio dedicato alla “era delle formiche ninja.
Si tratta de “Il Vangelo secondo Precario”, film prodotto dal basso con le sottoscrizioni raccolte su internet, per un costo complessivo di 40.000 euro.
Patrocinato dall’Assessorato al Lavoro e dall’Assessorato alle Politiche Giovanili della Provincia di Milano, il film rappresenta un esperimento riuscito di cinema indipendente.
A questo link è possibile acquistare il dvd, richiedere la proiezione in una sala cinematografica e continuare a sostenere il progetto, partecipando alla seconda fase.
Noi disadattati consigliamo la visione della pellicola e invitiamo tutti a dare un’occhiata al sito, sia per saperne di più sia per essere forma attiva nella lotta contro la precarietà.

GD: Giovani, carini e disoccupati

Giovani, carini e disoccupati

Correva l’anno 1994. Negli Stati Uniti un film di Ben Stiller vedeva la luce sugli schermi cinematografici. Si chiamava “Giovani, carini e disoccupati”. Nessuno poteva immaginare che quel film sarebbe diventato presto un’icona generazionale. Fin dalle prime immagini, in cui la protagonista pronuncia un memorabile discorso di laurea, si capiva l’andazzo di una generazione disillusa che si faceva le ossa nei deprimenti anni ’90, priva di punti di riferimento, di certezze, di solidità e di ideali.

Dopo le illusioni fomentate negli anni ’80, la mazzata ricevuta dallo sbattere la testa contro la realtà tutt’altro che rosea arrivò prepotente. Perché, diciamoci la verità, il decennio degli yuppies, del “tutto è possibile se ci credi”, dell’abbuffata consumista come se non ci fosse un domani, dell’overdose di tette-culi in ogni dove, del trionfo del cattivo gusto artistico e modaiolo, ci ha riempito la testa di cagate impressionanti! Come se non bastasse, siamo figli di una generazione che ha subito le ristrettezze di un passato in cui non c’erano certezze economiche e sociali, ma c’erano solidi ideali. E noi, per quella generazione, siamo dei rammolliti! Cornuti e mazziati!

Per questo noi, disadattati trentenni alla continua ricerca di stabilità economica ed emotiva, amiamo questo film. Perché non ci sono eroi che salvano il mondo, non ci sono personaggi con le idee chiare sul futuro, non ci sono ragazzi e ragazze che pretendono di fare la morale agli altri, ma ci sono persone che mostrano le proprie fragilità e difficoltà, che fanno emergere le proprie frustrazioni senza filtri, unendo al cinico sarcasmo l’inevitabile malinconia.

Titolo del film: Giovani, carini e disoccupati
Titolo originale: Reality Bites
Regia: Ben Stiller
Con: Winona Ryder, Ethan Hawke, Janeane Garofalo, Steve Zahn, Ben Stiller
Anno: 1994
Origine: USA