Archivio della categoria: cultura disadattata

Ubuntu, la cultura come occasione di cambiamento

La storia di resistenza culturale di cui vi parleremo oggi si svolge a Putignano. Nella cittadina famosa per il carnevale, meno di due anni fa, nasce Ubuntu, un’associazione che propone eventi culturali, economicamente accessibili, con l’intento di promuovere la cultura come strumento di emancipazione e sviluppo civile. A raccontarci questa storia sarà la sua presidentessa, Alessandra Dalena.alessandra dalena

Partiamo dal nome. Ubuntu. I nerdoni lo associano immediatamente a Linux, ma il significato del termine può essere riassunto nel legame di scambio che unisce le persone. È per questo che avete chiamato così l’associazione?
Assolutamente sì. Ci ha ispirati la storia dell’antropologo che propose un gioco ad alcuni bambini africani. Mise un cesto di frutta vicino a un albero e disse ai bambini che chi l’avesse raggiunto per primo lo avrebbe vinto. Quando fu dato il segnale per partire, tutti i bambini si presero per mano e corsero insieme. Una volta preso il cesto si sedettero e gustarono la frutta. Quando fu chiesto ai bambini perché avessero corso tutti insieme risposero: “Ubuntu, come potrebbe essere felice uno, se tutti gli altri sono tristi?” Ubuntu nella cultura africana sub-sahariana, vuol dire: io sono perché noi siamo. È anche il nome di una bevanda del commercio equo e solidale, nonché, come dicevi tu, il nome di un sistema operativo open source. Con questa modalità vogliamo aggregare persone attorno a un progetto culturale che parta dal basso e che, occupandosi principalmente di teatro, permetta al maggior numero di persone di godere di spettacoli a un costo accessibile, nello spirito di una comunità che vuole ritrovare il senso dello stare insieme.ubuntu associazione

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Il disordine delle cose di Silvia Pingitore

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Il disordine delle cose – Silvia Pingitore
La Lepre Edizioni, Roma, 2014, 12 euro

Silvia Pingitore è nata a Roma nel 1984. Attualmente vive a Londra.
“Il disordine delle cose” è il suo secondo romanzo.

Lucia aspetta. Sola. Mite. Paziente. Qualcuno ma soprattutto qualcosa. La svolta, il futuro, la speranza. Quella a cui si iscrive, corso di laurea in S.C.E.M.I (Scienze Comunicative & Mediazione Intercontinentale), dove ci sono per lo più discipline inutili.

Lei, una ventenne senza santi in paradiso, dal cognome ingombrante (Fellini) frutto solo di semplice omonimia, inizia a frequentare quell’università, intorno alla quale ruotano personaggi di ogni tipo. Abituata al suo piccolo mondo, fatto di cose semplici e ordinate, si ritrova catapultata in una realtà che non capisce. Il disordine entra nella sua vita. Continua a leggere

Colapesce – Anche oggi si dorme domani

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Capita anche a noi disadattati di avere momenti in cui l’ironia si trasforma in amarezza. Fortunatamente, però, è solo una delle emozioni che proviamo quando ascoltiamo questo brano di Colapesce, una di quelle canzoni che potrebbe rappresentare tranquillamente un’intera generazione.

Ma chi è Colapesce? All’anagrafe Lorenzo Urciullo, è uno dei cantautori più interessanti del panorama musicale italiano. Due dischi all’attivo, una Targa Tenco 2012 come migliore opera prima proprio con il suo disco d’esordio e alcune collaborazioni interessanti, tra cui Roy Paci e il duetto con Meg.

Tratto da “Un meraviglioso declino” – album d’esordio del cantautore siciliano – il pezzo è un manifesto amaro di una generazione di trentenni dove la parola ‘vuoto’ ricorre spesso. Vuoto di speranza, vuoto di prospettiva, vuoto di ideali.

Un fotogramma del videoclip

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Smontando il sipario: il teatro oltre i luoghi comuni

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Il gran teatro La Fenice di Venezia. (foto: Wikipedia)

Chiudete gli occhi e cercate di immaginare una sera a teatro. Fatto?
La vostra mentre avrà probabilmente prodotto immagini che sanno di naftalina: vecchie signore impellicciate con monocoli o uomini, barba e baffi bianchi, che discutono di finanza e della prossima battuta di caccia alla volpe. Tutto legittimo, per carità: la nostra idea di teatro è indissolubilmente e inspiegabilmente legata alla ricchezza, all’alta borghesia, alla puzza sotto il naso.

Dico inspiegabilmente perché, quando si leggono i testi dei più antichi autori di opere teatrali ed in particolare di commedie, sono frequenti i riferimenti ad un pubblico molto numeroso e variegato per classe sociale, che esprime rumorosamente il proprio apprezzamento e il proprio dissenso e che partecipa attivamente allo spettacolo a cui sta assistendo: praticamente un pubblico degno di “Uomini e donne”.

La centralità che il teatro assume nell’antichità vuol dire, tra l’altro, che i nostri antenati avevano capito qualcosa che a noi, ormai, sfugge: il teatro sa di uomo, parla di noi, ci conosce, scandaglia i nostri sentimenti, mette in scena i nostri pensieri, le nostre paure e ce le sbatte quasi in faccia grazie a quel retrogusto di verità che dal palcoscenico – sia ben inteso, calcato da bravi attori che recitano un ottimo testo – giunge diretto ai sensi di chi assiste. Continua a leggere

La cultura in soffitta… e dove sennò?

Con grande gioia inauguriamo oggi una nuova rubrica dedicata alla cultura. Alla cheeee? Ehm, a quella cosa che in questo Paese già da troppi anni è passata non in secondo piano ma direttamente nella notte buia a fare compagnia alle domande esistenziali marzulliane.

L’Italia è piena di paradossi. Una nazione che sprizza storia e cultura da ogni poro dedica alla cura delle sue bellezze, uniche al mondo, lo stesso entusiasmo che abbiamo noi davanti a un brodo di pollo insipido.

Stanchi di perderci in sospiri carichi di frustrazioni e malinconie, abbiamo deciso di dedicare uno spazio a quelle che, al giorno d’oggi, sono le materie più “disadattate” e svilite nel nostro Belpaese. Come l’arte, la filosofia, la letteratura e la storia. Continua a leggere