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Il solito esaltante sabato sera…

disegni: Daniele Mastinitesto: Alessia Mendozzi

Il solito esaltante sabato sera

Era una notte buia e tempestosa… ah no, scusate, questo incipit l’hanno già usato e avrà pure il copyright, quindi magari evitiamo. Ecco, cominciamo bene! A dire la verità, però, i migliori inizi sono probabilmente già stati utilizzati. Morale della favola, anche stavolta io e Daniele ce la prendiamo in saccoccia. E questo è decisamente il peggior incipit della storia!

Eccoci qua, due esemplari trentenni di italica razza durante il loro solito esaltante sabato sera: davanti al pc a chattare depressi, imprecando contro la reciproca malasorte. Almeno in questo possiamo dire che c’è par condicio: la sfiga colpisce tanto il centro-nordico Daniele quanto la centro-terrona Alessia. Oscar Luigi Scalfaro sarebbe fiero di noi! Che culo!

– Proprio una vita esaltante, Alessia! Lavoro sottopagato, amore in prognosi riservata, divertimenti inesistenti, sesso non pervenuto.
– Mai ‘na gioia.
– Non è possibile essere così sfigati.
– A questa età mi immaginavo diversa. Non dico sposata o con prole, ma almeno sistemata economicamente parlando, con un minimo di vita appagante. E invece…
– Dove abbiamo sbagliato?
– No, domandiamoci dov’è iniziato tutto ciò…
– …
– …
– Sarà stato perché quando sono nato c’erano i mondiali di calcio e non m’ha cagato nessuno?
– Se vabbè, allora io che devo dire? Diluviava quando sono nata e mia madre stava morendo di parto!
– Allora forse è qualcosa legato all’infanzia… c’era mio cugino che mi buttava sempre dalle scale. Sono anche finito in ospedale a farmi mettere i punti. Magari in quelle cadute ho perso pezzi importanti di cervello.
– No, non credo sia quello. Anche se c’è da dire che io non ricordo nulla della mia infanzia. E se avessi subito un trauma così grande da aver rimosso tutto? Se fosse lì la causa di ogni mio male?
– No, dai Ale, non penso proprio. Qualcosa ricorderesti. No, non è quello.
– E allora cosa, Daniele? Cosa? Dannazione!
– Le figure di merda adolescenziali? Quelle non si battono e possono seriamente minare il sistema nervoso di chiunque. Pensa che una volta mi si impigliarono i jeans a un Ape parcheggiato nel cortile della scuola. Continuai a camminare, incurante. Si sfilò tutto, passo dopo passo, e mi ritrovai in mutande alla fermata del bus. Come lo spot con Charlize Theron.
– AHAHAHAHAH che figura di merda, Daniele!
– Già, che bei ricordi…
– Vabbè, se ti consola, io ho vissuto tre anni di scuole medie da vera emarginata. A confronto, l’Apartheid in Sudafrica era una cosa di poco conto.
– Addirittura?
– Sì! Nella mia classe c’era un livello di isteria da classe borghese che non ti dico.
– Che belle cose!
– Decisamente.
– E se dipendesse tutto dalle nostre disastrose relazioni amorose?
– Su quelle si potrebbero aprire mille parentesi…
– Magari è quella la sfiga che c’accomuna!
– Oddio, non lo so, Daniele…
– Beh, una cosa è certa. Facciamo proprio a gara noi, eh?!
– Un concentrato di vitedemmerda, niente da dì!
– Eppure, Ale, sono convinto che ci sia dell’altro.
– Cioè?
– Un episodio ben più grave. Non so, un anatema colossale.
– Uhm, non saprei, fammici riflettere…
– …
– …
– Ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima?! È tutta colpa della maledizione della zingar… CLICK!

Le trasmissioni sono momentaneamente interrotte a causa di un problema tecnico. Al computer di Daniele è saltata la corrente. Non ci facciamo mai mancare niente. Ci scusiamo per il disagio. La sfiga continua…