2013. Odissea nei parenti – parte I

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La domenica è un giorno particolare. C’è chi riposa dopo una settimana di duro lavoro, chi dorme fino a tardi dopo i bagordi da “Saturday Night Fever” appena trascorsa e chi, suo malgrado, lavora. Per Baudelaire – citato da Samuele Bersani in “Lolita” – la domenica fa vomitare, forse per motivi di generale noia. Per me e Daniele domenica significa una sola cosa: l’ennesima giornata di merda, senza riposo e senza post divertimenti del sabato sera, infarcita il più delle volte da parentame proveniente dai quattro angoli del pianeta!

– Ale, non ho ben capito come vuoi impostare la cosa graficamente.
Dani, avrei diverse idee, ma ne dovremmo parlare faccia a faccia. Sei libero stamattina?
– Teoricamente sì (del resto chi ha una vita sociale?) ma ora sono a casa dei miei zii a sistemare il loro pc. Ti va di raggiungermi qui?
– Ok, arrivo subito.

Domenica mattina alle prese con una pagina web da sistemare. Ci mettiamo a lavorare con tanta buona volontà, quando a un certo punto entra nella stanza la zia di Daniele…

– Alessia, ti fermi a pranzo con noi?
– Ecco, io veramente…
– Su su, ci fa piacere. Oggi siamo solo in quindici, facci compagnia!
– …
– Bene, aggiungo un altro posto.

All’una siamo tutti schierati lungo l’enorme tavolata di parenti. Il pranzo scorre tranquillo fino al momento dell’inevitabile. Un parente di Daniele apre le danze con l’immancabile domanda che prima o poi arriva sempre, dando inizio a uno dei tanti soliti dialoghi deliranti domenicali. Una-domanda-soltanto. Letteralmente capace di provocare uno tsunami dagli effetti devastanti. Almeno per me e Daniele.

– Alessia, tu cosa fai nella vita?

Di nuovo la solita sensazione di imbarazzo/sudorefreddo. Guardo con fare disperato Daniele, che mi risponde con sguardo compassionevole, esortandomi a rispondere.

– Io, ecco, scrivo…
– …
– …
– Ah… quindi come Daniele… stai al pc…
– Sì, noi facciamo…
– Io glielo dico sempre a Daniele di cercare un lavoro serio, ma lui sta lì a disegnare per ore. Alla sua età poi.
– Perché non prendi esempio da Carla che ha trovato un lavoro a tempo indeterminato?
– Beh, nel nostro settore non è facile avere stabilità, ma ci stiamo provando.
– Figurarsi, passare il tempo a fare disegni, che si campa con questo ora?
– Sì, è possibile vivere di questo!
– Ho saputo che la figlia del macellaio si è sposata con un giovane di un paese vicino. Almeno lei si è sistemata! Tu, Alessia, sei sposata?
– No.
– Ah. Ma non hai già 30 anni?
– Eh, sì, da un po’.
– Ah. E figli pensi di averne?
– Veramente non lo so…
– Beh l’orologio biologico passa eh. Avete saputo di Gianna che è incinta di due gemelli?
– Ma il marito non è in cassa integrazione?
– No, ha proprio perso il lavoro! Gli daranno forse la disoccupazione.
– E scusate, come li mantengono i figli?
– Un modo si trova sempre. Siamo nelle mani di Dio!
– Noi, siamo nelle nostre mani. E non stiamo messi tanto bene!
– Daniele, non essere pessimista come al solito! Dovresti lasciar perdere i sogni e cercare un lavoro vero.
– Questo è un lavoro vero!
– Ah sì, e da quando giocare a Farmville è un lavoro?
– Ma io non gioco a Farmville!
– Dovresti comunque lasciar perdere i disegni. Hai voluto fare l’Accademia delle Belle Arti e guarda ora che miseria di vita fai. Avresti dovuto studiare economia.
– Io sono laureata in economia e sono precaria come Daniele. I tempi sono difficili, non è colpa della facoltà scelta.
– Credo tu abbia ragione, Alessia. È proprio l’università a essere inutile. Era meglio imparare un mestiere!
– O arruolarsi. Perché non hai voluto fare il militare, Daniele?
– Oddio, ma mi ci vedi zio?
– Adesso avevi stabilità e potevi essere fiero di servire la Patria.
– Abbiamo opinioni diverse in materia.
– La tua è sicuramente sbagliata.
– No, ma è bello il confronto aperto.
– Voi giovani d’oggi sapete solo lamentarvi! Noi abbiamo lavorato, voi no!
– Come il tuo amico Mario? In pensione a 40 anni con pochi anni di contributi?
– Beh, ha approfittato di un cavillo della legge…
– Evviva i meriti! Evviva il duro lavoro! Dovrei invidiarlo?
– Certo! Ha uno stipendio fisso lui, tu no.
– Grande lavoratore, da esserne orgogliosi eh!
– Almeno lui guadagna.
– Perché io no?
– Con quei due disegnini che fai? Ma per piacere!
– …
– Almeno trovati una fidanzata!
– Oddio, vi prego, basta!!!
– Comunque buona la carne. Proprio gustosa! Ma avete saputo chi è morto questa settimana?

– Dani, anche da te fanno i necrologi domenicali?
– Uh sì, immancabilmente! Tra un po’ arriverà pure l’elenco delle malattie incurabili.
– Come a casa mia! Ma perché uno deve angosciarsi così ogni domenica?!
– Non chiederlo a me!

– Eh davvero una brutta morte, molto dolorosa tra l’altro… chi mi passa l’insalata?
– Sì, guarda terribile. Ma hai saputo della cugina di Franco? Ha scoperto un brutto male…
– Non mi dire! Povera donna… cosa c’è per dolce?

– A me è passato l’appetito, Dani.
– A me non viene mai la domenica.

 

DLIN DLON. Un suono familiare, proveniente dalla porta, spezza per un attimo il flusso interminabile di parole e frasi gettate nel mucchio con una potenza devastante. Chi sarà mai l’artefice di quel suono che rappresenta una speranza di tregua per i due amici? Lo scoprirete nella seconda parte del racconto.

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